Capitolo 5

La Passione secondo Annie

 

                                  

«Je ne suis pas culturelle,

il n’y a qu’une chose

qui compte pour moi,

saisir la vie,

le temps,

comprendre

et jouir »[1]
     

5.1. Vivere e scrivere il desiderio “jusqu’au bout”.

In una bella pagina di La vita materiale[2], Marguerite Duras parla dell’attrazione esercitata dal “corpo dello scrittore”, oggetto sessuale per eccellenza, affermando che “gli scrittori provocano la sessualità nei loro confronti. Come i prìncipi e i potenti.”[3]

Nonostante il suo splendido viso sia cambiato, stravolto da un invecchiamento precoce fin da ragazza[4], dopo il successo mondiale del libro L’amante (Premio Goncourt 1984) Duras viene sommersa di lettere da parte di ammiratori, anche più giovani di lei: vogliono incontrarla, sollecitati dal suo fascino di scrittrice e, vorrei aggiungere, di “scrittrice del desiderio”.

Fatte le dovute precisazioni rispetto all’unicità del suo progetto letterario e della sua scrittura[5], Annie Ernaux, oggetto di altrettanta attenzione e adorazione da parte di centinaia di migliaia di lettori, uomini e donne che siano, si potrebbe assimilare proprio in questo a Duras: nell’aver dato vita, fra le altre cose, a una “scrittura del desiderio” altrettanto potente e innovativa.

E se i testi durassiani affascinano nella misura in cui l’autrice mescola alla dimensione autobiografica quell’inconfondibile atmosfera “romanesque” che costituisce il sortilegio della sua scrittura, la riflessione ernausiana in materia di passione amorosa è tanto più interessante in quanto vera, autentica e, per contro, non romanzata[6].

La letteratura secondo Ernaux non è infatti invenzione, trasfigurazione del reale, bensì ricerca della verità: di quella verità che, come l’autrice evidenzia attraverso le parole di Jean Rhys in esergo a L’occupation, è la nostra verità più autentica, “la verità dell’universo, la verità di tutte quelle cose che non finiscono mai di sorprenderci e di farci male.”[7].

Attraverso l’analisi e la messa in forma delle proprie relazioni, di cui non risparmia al lettore alcun dettaglio, Annie Ernaux indaga dunque la dimensione del desiderio, aspetto tutt’altro che secondario nella sua vita di donna e tema centrale di diverse opere.

Come abbiamo già avuto occasione di ribadire, anche in questo caso l’intenzione non è quella di raccontare un’esperienza dal punto di vista personale, bensì di mostrare, attraverso il suo caso particolare, l’universalità dei pensieri, dei sentimenti, dei meccanismi e delle reazioni della passione amorosa. Nel libro Se perdre[8], diario della relazione con un giovane diplomatico russo rielaborata anni dopo nel testo Passione Semplice, la scrittrice ne ribadisce in continuazione la portata:

Confessare: non ho mai desiderato nient’altro che l’amore. E la letteratura…

Avouer: je n’ai jamais désiré que l’amour. Et la litterature… (P 726)

La vera vita sta nella passione, con il desiderio di morte.

La vraie vie est dans la passion, avec le désir de mort. (P 871)

Io ho troppo tempo per pensare alla passione, è il mio dramma (…). La libertà mi porta alla passione, così pervasiva.

J’ai trop de temps pour penser à la passion, c’est mon drame (…). La liberté me porte à la passion, tellement occupante. (P 713)

Ho sempre fatto l’amore e ho sempre scritto come se, dopo, dovessi morire.

J’ai toujours fait l’amour et j’ai toujours écrit comme si je devais mourir après. (P 709)

Sono divorata dal desiderio fino a piangerne.

Je suis mangé de désir à en pleurer. (P 705)

Mettersi a nudo raccontando di sé e delle proprie vicende amorose vissute talvolta al limite della follia, comporta naturalmente il disagio di ogni esposizione al giudizio altrui, e l’autrice ne è ben consapevole. Tuttavia è proprio l’imperativo interiore di andare “jusqu’au bout” ciò che connota l'impresa narrativa di Ernaux, un obbligo al quale lei stessa riconosce di non potersi sottrarre, pena, come scrive in L’événement, una colpa più grande, quella di contribuire a oscurare la verità[9].

Scrivere il desiderio risponde certamente a bisogni primari ed essenziali (analizzare se stessa e le proprie reazioni, come in L’occupation; riempire il vuoto nell’attesa incerta dell’amante o nel momento della fine di un amore, come nel caso di Se perdre; oggettivare attraverso il racconto dei fatti accaduti una storia che ha lasciato un segno profondo, come in Passione semplice), tuttavia in Ernaux tale operazione risponde in primis alla volontà di capire e di fornire una chiave di lettura della verità, in questo caso la verità sulla passione amorosa,[10] e il senso del dovere che, ogni volta, motiva la sua impresa di scrittura, è tale che essa assume le sembianze di un sacrificio religioso[11].

Nel libro L’onta l’autrice mutuerà le parole del Canone romano “prendete e leggete, perché questo è il mio corpo e il mio sangue versato per voi[12]”, in un’espressione che, trasposta dalla sfera spirituale a quella profana della scrittura, potrebbe risultare quasi blasfema, salvo comprenderne l’intenzione, semplicemente esplicativa della sottomissione alle esigenze della verità. Anima e corpo della scrittrice dunque sono i mezzi, gli strumenti prestati alla scrittura in nome della ricerca della verità.

Sia per la scrittrice sia per il lettore, il risultato è quello di una catarsi perturbante, di una “presa di coscienza che irrompe”. Un’ “irruzione dolorosa ma seguita da una gioia, da una forza particolari, da un sentimento di liberazione, di solitudine infranta”[13], proprio come è accaduto a Ernaux con la scoperta, ad esempio, dei testi di Pierre Bourdieu e di Simone de Beauvoir.

È in questo senso che dobbiamo leggere quanto l’autrice dichiara alla fine di Passione semplice, ed è anche in quest’ottica che dovremmo interpretare la positività dell’esperienza della passione, per quanto devastante essa sia:

“Ho misurato il tempo in modo diverso, con tutto il mio corpo. Ho scoperto di che cosa si può essere capaci, cioè di tutto. Desideri sublimi o mortali, assenza di dignità, credenze o comportamenti che trovavo insensati negli altri finchè io stessa non ho fatto a essi ricorso. A sua insaputa, egli (leggi: l'amante) mi ha unito ancora di più al mondo.”[14]


5.2.Scrittura e atto sessuale

La letteratura, la scrittura così come la concepisce Ernaux, è “mezzo per conoscere”, “qualcosa di pericoloso eventualmente,” “un’esigenza che non si può lasciare a riposo”, “una specie di missione”, “andare più lontano possibile, senza sapere cosa ciò significhi veramente”[15]: tutte espressioni che, più o meno direttamente, implicano la necessità di superare dei limiti, quelli dell’esistenza ordinaria, di quella vita che a volte ci impedisce di accedere alla verità e che a molti non basta. Come a Raskolonikov, il protagonista di “Delitto e castigo” che fin da ragazza Annie ha amato, come testimonia una citazione trascritta in una pagina del suo diario datato 1963:

“L’esistenza non gli era bastata mai, lui aveva sempre preteso di più”[16].

Ma è proprio l’arte a supplire alle lacune dell’esistenza, la letteratura che permette di vivere dentro la verità, dunque in quella libertà che la vita non sempre consente:

“È questa idea che l’arte non possa essere la verità, o non debba esserlo. Io credo che la vita non possa essere la verità, è l’arte che deve esserlo. Perché nella vita, non si può vivere dentro la verità, non è possibile… e poi non la conosciamo neanche.” (…)

"Soprattutto, la certezza che la letteratura, quando è conoscenza, quando va fino in fondo a una ricerca, è liberatrice”.[17]

E ancora: “L’ordine della verità può essere solo nella scrittura, non nella vita[18]”.

Ernaux non si riferisce qui  certo alla letteratura canonica, quella incarnata dal mondo accademico  e dal milieu littéraire fatto di scrittori ufficiali e consacrati[19]. Quando dice di voler restare “al di sotto della letteratura” (“au dessous de la litterature”),[20] o quando afferma, semplicemente, “Io non sono culturale, c’è solo una cosa che conta per me, esplorare la vita, il tempo, comprendere e godere”, l’autrice evidenzia infatti in primis una postura chiaramente anti-intellettuale; in secondo luogo la sua estraneità rispetto alla pratica della rappresentazione/trasfigurazione del reale (“è necessaria un’altra scrittura, che metta in questione”)[21]; non da ultimo, l’esigenza di “godere”, un verbo dal significato molto ampio che tuttavia, in Ernaux, è inequivocabilmente connesso con il desiderio e con la sessualità. In Se perdre lo dice senza mezzi termini:

“E io sono anche molto sessuale, non vi è parola più esatta, ovvero non è essere ammirata ciò che conta per me, ecc,. Ciò che conta per me, è provare e dare piacere, è il desiderio, l’erotismo reale, non immaginario come quello della tv o del cinema porno.”[22]

Il collegamento fra l’atto dello scrivere e l’atto sessuale è evidente all’inizio di Passione semplice, dove le sequenze di una scena di penetrazione in onda su un canale televisivo e ripresa in primo piano sono definite dalla scrittrice-spettatrice “sconvolgenti”: è esattamente questo tipo di “bouleversement”, questo insieme di “angoscia e stupore” che costringe a una sospensione del giudizio morale, l’effetto che la scrittura deve provocare in chi legge. Del resto la vera letteratura è sconvolgimento, sensazione di apertura, accrescimento[23].

In L’occupation la scrittrice riafferma la forza e la potenza dell’atto sessuale, nel quale individua, fra le altre cose, un propulsore della creatività e un mezzo per vedere le cose e il mondo con rara immediatezza e chiarezza:

“Ho nutrito nel piacere sessuale tutte le aspettative possibili, oltre al piacere stesso. L’amore, la fusione, l’infinito, il desiderio di scrivere. La cosa migliore che mi pare di aver ottenuto sino ad ora, è la lucidità, una sorta di visione immediatamente chiara e desentimentalizzata del mondo”.[24]

Quando dunque scrive “L’atto sessuale permette di accedere alla conoscenza, poco importa se del bene o del male”[25], implicitamente Ernaux mette l’eros sullo stesso piano della letteratura: esso infatti, luogo della “jouissance” e luogo della "connaissance", consente un accesso diretto al cuore delle cose:

“La sessualità, l’utilizzo della sessualità, l’atto sessuale ha una sorta di virtù, per me, di disillusione, di visione fredda, come se si raggiungesse il cuore delle cose, come se né il bene né il male esistessero. Si tratta di questo tipo di esperienza, e per me quasi sempre seguiva il desiderio di scrivere, poi, in maniera violenta”.[26]

Alla stessa stregua dei sentimenti primari (il dolore, il senso di colpa, la vergogna), anche il desiderio rappresenta  dunque in Ernaux un “formidabile motore della scrittura”[27], e il racconto della passione, connesso con il pensiero e con l’esperienza dell’atto sessuale, si materializza sulla pagina bianca  con una necessità violenta, con una urgenza demiurgica. Nel tentativo di rappresentare quella “disillusione”, quella visione fredda che altro non è se non l’intuizione della verità, la scrittura del desiderio non avrà nulla di romantico o di vagheggiante (“Non conoscerò mai l’incanto delle metafore, l’esultanza dello stile”[28]): sarà piuttosto lucida, chirurgica, una scrittura “clinica” che è essa stessa parte della ricerca, dell’esplorazione dell’intimo, e che si dipana sul foglio con la stessa precisione: 

“Io la sento come il coltello, l’arma, per così dire, di cui ho bisogno.”[29]


5.3.Il linguaggio della passione

I testi che possiamo accorpare in quella che chiameremo “quadrilogia della passione”[30] sono, in ordine di pubblicazione, Passion simple (1991), Se perdre (2001), L’occupation (2002) e L’usage de la photo (2005).[31]


Si tratta di libri molto forti e diretti in cui Ernaux, che alla fine di L’onta dichiara di vivere la propria “identità e la permanenza del (suo) essere più di tutto nell’esperienza dell’orgasmo”,[34] e che in un’intervista, alla domanda come vorrebbe morire risponde, in un misto di sincerità e ironia, “Facendo l’amore, anche se potrebbe essere dura per il partner”35], racconta senza giri di parole l’esperienza totalizzante della passione, per lei irrinunciabile quanto la scrittura. 

Oggetto dell’indagine di ciascuno è la relazione amorosa (in Se perdre e in Passion simple si tratta della medesima storia, narrata rispettivamente in versione diaristica e in versione “ufficiale” a distanza di dieci anni l’una dall’altra[32]), di cui una Annie Ernaux sentimentalmente libera e matura[33] passa in rassegna di volta in volta le fasi, i gesti, le parole.

Libro dopo libro, Ernaux sposta il limite di ciò che il senso comune considera “dicibile” per una donna, riappropriandosi di un lessico generalmente riservato al linguaggio maschile, affidato alla circospezione della scrittura diaristica[36] o impiegato con disinvoltura solo dietro pseudonimo, e conquistando territori di espressione affatto scontati, neppure nel progressismo dell’ambiente artistico: i pregiudizi nei confronti delle opere prodotte dal “secondo sesso” infatti, nonostante le rivendicazioni civili e intellettuali sulla parità, non mancano, sia da parte della critica letteraria sia da parte del pubblico, che, rileva Ernaux con un certo disappunto,

“ «sorvegliano» sempre quello che fanno le donne. Notate che si designano ancora e sempre le scrittrici per sesso e raggruppamento: «le donne, oggi, osano scrivere di sesso», «sono più numerose le scrittrici degli scrittori» – cosa falsa, ecc."[37].

"Ecco dunque che “alcune lettrici si dicono imbarazzate per la mancanza di «pudore» o l’«assenza di emozione» dei miei libri, rimproveri che non si sognano nemmeno di rivolgere ai testi scritti dagli uomini”[38].

Ernaux rivendica il diritto di raccontare senza preoccuparsi di cosa possano o debbano scrivere le donne, e dissemina i suoi testi di immagini e dichiarazioni a volte provocatorie in un atto liberatorio non solo nei confronti di se stessa, bensì di ogni lettore (e lettrice soprattutto!). La cosa sorprendente è come certe immagini, ancora oggi, possano turbare o infastidire chi ci si imbatte[39] non tanto per il loro contenuto, ma in quanto concepite e formulate da una donna[40]:

“Una notte, pensai di sottopormi a un test per l’AIDS: - Mi avrebbe almeno lasciato quello”.[41]

“Una volta, bocconi, mi sono masturbata fino a godere, parendomi che fosse il suo godimento.”[42]

In questo caso, come in altri, si tratta di frasi necessarie nella misura in cui, rappresentando le tracce di quel “testo vivente”, la passione, che è stata “per due anni la realtà più violenta che esista, la meno spiegabile”[43], esse sono intrise di verità e dolore.

Come Ernaux afferma a proposito di uno dei suoi testi fra i più forti e generosi nel contempo, L’événement, se davanti a certi libri irritazione o repulsione sono lecite in chi legge, tuttavia “il fatto di aver vissuto un’esperienza, qualunque essa sia, dona imprescindibile diritto di scriverne. Non esistono verità inferiori”.[44]

Scrivere mettendosi così a nudo significa esporsi al giudizio, e l’autrice, come leggiamo nell’incipit di L'occupation,[45] non manca di confessare ogni volta il suo imbarazzo, se non l’angoscia, davanti alla prospettiva della pubblicazione. Tutto questo comunque ha un peso relativo davanti a ciò che Ernaux sente come lo scopo della sua vita:

“che il mio corpo, le sensazioni e i pensieri divengano scrittura, vale a dire qualcosa di intellegibile e generale, la mia esistenza interamente dissolta nella testa e nelle vite degli altri”.[46]

Ernaux si svela senza riserve, anche a costo di mostrare la sua colpevolezza di fronte al mondo. Perché se è vero che “scrivere, è anzitutto non essere visti”,[47] tuttavia “Quando comincerò a copiare questo testo a macchina, quando mi apparirà in caratteri, per così dire, pubblici, la mia innocenza sarà finita.”[48]

Ciò nonostante, la verità “è più importante della mia stessa persona, della preoccupazione rispetto alla mia persona, di ciò che penseranno di me, ed essa merita, essa esige che io mi assuma dei rischi”[49].

Questa caparbia volontà di aprire, attraverso la sua esperienza, degli squarci sulle modalità della passione così come essa è vissuta da una donna, differenzia la “scrittura del desiderio” di Ernaux rispetto alla gratuità o all’esibizionismo di certa produzione erotica in voga in Francia, e colloca senza indugio anche queste prove della scrittrice “dentro” la letteratura[50].


5.4.“L’âge mûr.”

                                                                                                                                       

               

 
Je reviendrai.


Je serai vieille.


Tu ne seras jamais vieille pour moi.


J’essaierai de ne pas vieillir.[51].
   
 
foto tratta dal blog di Michel Durigneux 

Scriveva Elsa Morante in vacanza a Sils Maria nell’agosto del 1952: "La decadenza della giovinezza e della grazia mi rattrista più della morte."[52].

Aveva quarant’anni allora, e durante quell’estate riservava un’attenzione particolare alla cura del suo corpo, cui teneva molto. Come Annie, si sarebbe presto separata dal marito, Alberto Moravia, e, come lei si sarebbe concessa il lusso di amare di nuovo. Passioni casualmente o volutamente impossibili,[53] vissute con desiderio e struggimento in quell’età meravigliosa e fragile nella quale, ancor più che nella vecchiaia forse, una donna sente il bisogno di scongiurare l’inesorabilità del tempo che passa.

È noto come, nel 1983, affetta da idrocefalia, Elsa finisca per tentare il suicidio. Diversamente per Annie, alla quale a poco più di sessant’anni viene diagnosticato un cancro al seno: il momento della malattia coincide infatti per lei con una nuova storia d’amore, quella con Marc Marie.

All’inizio del libro scritto in quello che è forse uno dei momenti più drammatici della sua vita, L’Usage de la photo, ripensando ai giorni successivi all’intervento l’autrice si rivede “infinitamente felice”[54], e in chiusura, rammentando una domenica pomeriggio invernale trascorsa con il compagno a Trouville, in Normandia, conclude con un’immagine poetica di grande bellezza: anche al confine con la morte, con la quale ha convissuto per mesi, l’amore è luogo del miracolo, della nascita.

“Faceva un freddo glaciale e luminoso. La sera è scesa, malva. Io ero accucciata su M., la sua testa fra le mie cosce, come se stesse uscendo dal mio ventre. In quel momento ho pensato che ci voleva una foto. Avevo il titolo, Nascita[55].

La passione che lega gli amanti in quest’opera è rafforzata e addolcita dalla condivisione del dolore: l’ombra della morte aleggia nel corpo della scrittrice mentre affligge il compagno nel ricordo della recente scomparsa della madre. Marc Marie scriverà:

“Per parecchi mesi, sarà un ménage a tre fra la morte, A. e me. La nostra compagna era ingombrante. Si arrogava il diritto di stare sempre lì, nella tasca di liquido attaccata alla pancia di A. durante la chemio, nel catetere sotto la sua clavicola, sul suo capezzolo bruciato dalla radioterapia. (…) Ingombrante ma incapace di colpire il nostro amore. Lo so. È assolutamente troppo bello per crederci, il vecchio mito della vittoria dell’amore sulla morte, ma è così.”[56]

Poco avanti, secondo un copione che prevede la scrittura di un capitolo ciascuno, Annie descriverà il proprio corpo come quello di una extraterrestre, “un teatro di operazioni violente”, rivelando tuttavia come come ciò non abbia impedito a lei e al suo amante di fare l’amore. La relazione, che si dipana in una successione di incontri nell’intimità della casa di Annie o in qualche camera d’albergo, è documentata da una serie di scatti fotografici che immortalano, sparpagliati a terra con la grazia e l’incanto di una natura morta, gli indumenti dei protagonisti prima dell’atto amoroso. Gli abiti sfilati e fotografati aprono l’immaginario dello spettatore-lettore sullo spettacolo della passione, simbolo più che mai, in questo caso, della vittoria della vita sul tempo e sulla morte, in linea con l’esergo mutuato da Georges Bataille, “L’erotismo è la vittoria della vita fin dentro la morte”.[57]

La passione in L’usage de la Photo è ancora mezzo di conoscenza[58], ma anche e soprattutto dunque luogo e atto che scongiura la malattia e la morte: “…semplicemente vivere questa storia con M. Sperperare il tempo. Le grandi vacanze della vita. Le grandi vacanze del cancro[59]”.

In un certo senso, potremmo affermare che anche nel caso di Passione semplice, scritto quando Ernaux aveva poco più di quarant’anni e viveva, contestualmente alla malattia di sua madre Blanche, la relazione forse più travolgente della sua vita, la passione concepita e vissuta come luogo dell'esperienza e dell'avvicinamento a se stessi e al mondo rimane certamente anche un un modo per esorcizzare le conseguenze del tempo che passa: nel relativo  diario, dato alle stampe nel 2001 con il titolo di Se perdre, questo aspetto è quanto mai evidente:

"Oggi, andando a trovare mia madre, ho provato un senso di soddisfazione profonda, come se fossi sul punto di cogliere una verità che mi riguarda in prima persona. Folgorazione: è lei la mia vecchiaia, e io sento incombere su di me la minaccia del degrado del suo corpo, le grinze della sua pelle sulle gambe, il collo avvizzito messo a nudo dal taglio dei capelli che le hanno appena fatto (…). Quando riprendo l’ascensore, mi guardo di nuovo allo specchio per rassicurarmi."[60]

E ancora:

“Ogni volta che torno a casa dopo essere andata a trovarla, mentre sono in autostrada, ho bisogno di ascoltare la musica dell’autoradio, a volume molto alto. Oggi, con gioia e disperazione, ascolto C’est extra di Léo Ferré. Ho bisogno di erotismo a causa del corpo di mia madre, della sua vita.”[61]

La protagonista è consapevole della propria bellezza, che legge continuamente negli sguardi degli uomini (“Io so – tutti me lo dicono e continuo a essere corteggiata, ieri di nuovo, all' Auchan – che non sono mai stata così bella come in questo momento. Più di quando avevo vent’anni, trent’anni. Il canto del cigno”[62]), tuttavia, nonostante le conferme e le rassicurazioni, (“Tu per me non invecchierai mai[63], le dice il giovane amante russo), la frequentazione quotidiana dell'ospedale e la realtà della malattia e della morte rimangono un’ombra costante. Amando in modo viscerale fino a perdersi, ad annullarsi, Ernaux, fra le altre cose, esorcizza tutti i demoni legati alla vecchiaia, la decadenza della bellezza, l'impossibilità di amare ancora, la solitudine. Poichè se è vero che “un uomo giovane nel letto fa dimenticare l’età e il tempo…”[64], è altrettanto vero che “Perdere un uomo è invecchiare di colpo di molti anni, invecchiare di colpo di tutto quel tempo che, mentre lui era lì, non passava, e degli anni a venire, immaginati”[65].

L’Amore dunque scongiura la vecchiaia più di qualsiasi altra esperienza, e anche il giovane uomo citato in Les années, con il quale la scrittrice, alle soglia della pensione, comincia una storia nonostante la grande differenza di età, è soprattutto questo, un meraviglioso antidoto contro il tempo:

“… quel ragazzo le serve per rivivere quello che lei non avrebbe mai creduto di poter rivivere un giorno. Quando lui la porta a mangiare da Jumbo, o l’accoglie con la musica dei Doors e fanno l’amore su un materasso buttato per terra nel suo monolocale ghiacciato, lei ha l’impressione di rivivere delle scene della sua vita di studentessa, di ripetere momenti già vissuti. Non è così sul serio, tuttavia si tratta di una ripetizione che rende reale la sua giovinezza, le prime esperienze, le «prime volte» che, nello stupore della loro irruzione, non avevano senso. Non che ora ne abbiano di più, la ripetizione colma il vuoto e conferisce l’illusione di un completamento. Nel suo diario: «Lui mi ha strappata alla mia generazione. Ma io non sono dentro la sua. Io non sono da nessuna parte dentro il tempo. Lui è l’angelo che fa rivivere il passato, che rende eterno».[66]



Note 

[1] Se perdre, Gallimard, Paris 2001, qui consultato nell’antologia Écrire la vie, op. cit., p. 746. Traduzione: "Io non sono culturale, c’è solo una cosa che conta per me, esplorare la vita, il tempo, comprendere e godere".

[2] La vita materiale, traduzione di Laura Guarino, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 1988, è un testo che raccoglie alcune conversazioni fra la scrittrice e Jérôme Beaujour.

[3] ibid., p. 75

[4] “Presto fu tardi nella mia vita. A diciott’anni era già troppo tardi. Tra i diciotto e i venticinque anni il mio viso ha deviato in maniera imprevista. Sono invecchiata a diciott’anni. È stato un invecchiamento brutale”. L’Amante,  traduzione di Leonella Prato Caruso, La Biblioteca di Repubblica – Novecento, 1984, p. 7.

[5]In L’écriture comme un couteau, op. cit., p. 85. Ernaux sintetizza così le differenze con Duras: “Marguerite Duras inventa la sua vita, io al contrario mi appello al rifiuto di qualsiasi invenzione. Il modo di elaborare lo spazio e il tempo è anzitutto poetico in lei e la sua scrittura riesce poetica attraversol’incantesimo, la ripresa, l’effusione. Le nostre scritture, per il ritmo, il linguaggio, sono estremamente differenti. Quello che forse più ci allontana è l’assenza di storicità e di realismo sociale dei suoi testi”. Testo originale: “Marguerite Duras fictionne sa vie, je m’attache au contraire au refus de toute fiction. Le traitement de l’espace et du temps est avant tout poétique chez elle et son écriture ressortit également à la poésie par l’incantation, la reprise, l’effusion. Nos écritures, par leur rythme, leur langage, différent à l’extrême. Ce qui nous sépare peut-être le plus, c’est l’absence d’historicité et de réalisme social de ses textes”.

[6]In L’écriture comme un couteau, op. cit., p. 51, dirà: “Quello che chiamiamo romanzo non fa più parte del mio orizzonte. Mi sembra che questa forma abbia un’azione meno reale sull’immaginario e la vita della gente”. Testo originale: “Ce qu’on appelle roman ne fait plus partie de mon horizon. Il me semble que cette forme a moins de véritable action sur l’imaginaire et la vie des gens. Sull’argomento si veda quanto riportato nella sezione “La questione della forma – Autofiction o autobiografia?” di questo saggio.

[7] Testo originale: “Sachant pourtant que si j'avais le courage d'aller jusqu'au bout de ce que je ressentais, je finirais par découvrir ma propre vérité, la vérité de l'univers, la vérité de toutes ces choses qui n'en finissent de nous surprendre et de nous faire mal. (La citazione è tratta dal romanzo di Jean Rhys, After leaving Mr Mackenzie).

[9]L’événement, op. cit., p. 291: “E se non vado in fondo nel raccontare questa esperienza, contribuisco a oscurare la realtà delle donne e mi schiero dalla parte della dominazione maschile del mondo”. Testo originale: “Et si je ne vais pas au bout de la relation de cette expérience, je contribue à obscurcir la réalité des femmes et je me range du côté de la nomination masculine du monde”.

[10] Si legga sull’argomento : “Writing shame and desire: the work of Annie Ernaux”, di Loraine Day, Peter Lang 2007

[11] Si noti che anche in L’écriture comme un couteau, op. cit., p. 135,6 la scrittrice associa scrittura e religione, affermando di aver trasferito, adulta, certe rappresentazioni, certi imperativi propri della religione di cui si era impregnata, dentro la pratica della scrittura. La scrittura è sentita dalla scrittrice come un dono assoluto di sè, una sorta di sacrificio, luogo della verità, della purezza stessa, e i momenti nei quali essa non viene praticata sono perciò un peccato, il peccato, il «peccato mortale». Testo originale: “Depuis une dizaine d’années, j’ai tout à fait con science d’avoir transféré certaines représentations, certains impérativs, qui ressortissent à la religion dans laquelle j’ai baigné, sur ma pratique d’écriture et le sens que je lui donne. Par example, penser l’écriture comme un don absolu de soi, une espèce d’oblation, et aussi comme le lieu de la vérité, de la pureté même (…). Ou encore éprouver les moments où je n’écris pas comme une faute, la faute, le «péché mortel».

[12] L’onta, op. cit., p. 34

[13]Cfr. il testo Le Chagrin, pubblicato su Le Monde il 5 febbraio 2002 in occasione della morte di Pierre Bordieu e successivamente nell’antologia Écrire la vie, op. cit., p. 913. L’autrice commenta l’effetto che, assieme alle opere di Simone de Beauvoir, i testi del sociologo ebbero su di lei. Testo originale: “…l’irruption d’une prise de conscience sans retour (…). Irruption douloureuse mais suivie d’une joie, d’une force particulières, d’un sentiment de délivrance, de solitude brisée”. L’opera di Bourdieu è citata anche in L’écriture comme un couteau, dove Ernaux ne riconosce il valore letterario anche se si tratta di sociologia (p. 113).

[14] Passione semplice, op. cit., p. 72

[15] L’écriture comme un couteau, op. cit., p. 141

[16] idem, testo originale:“L’existence ne lui avait jamais suffi, il avait toujours exigé davantage”.

[17] In Cinémas croisées N°2, aprile 2002, “Portraits croisés, Claire Simon - Annie Ernaux”, testo originale: “C'est cette idée que l'art ne peut pas être la vérité, ou ne doit pas l’être. Moi, je pense que c’est la vie qui ne peut pas être la vérité, et que c’est l’art qui doit l’être. Parce que dans la vie, on ne peut pas vivre dans la vérité, ce n’est pas possible... et puis on ne la connaît pas.” (…) Par-dessus tout, la certitude que la littérature, quand elle est conaissance, qu’elle va jusqu’au bout d’une recherche, est liberatrice.”

[18] Se perdre, op. cit., p. 716, testo originale: “L’orde de la vérité ne peut être que dans l’écriture, non dans la vie”.

[19] In L’écriture comme un couteau, op. cit., pp. 112-13, Ernaux si dilunga sul concetto di “vera letteratura”.

[21l  In un'intervista a cura di Nathalie Jungermann consultabile in Floriletters édition n°128, Ernaux afferma: “Nel mio ambiente, con i miei genitori, i miei compagni di quartiere, noi eravamo «al di sotto della letteratura»… Scrivendo a mia volta, sono insorta contro questa percezione e ho intravvisto la possibilità di una scrittura che prendesse in considerazione il reale, qualcosa dunque che integrasse la sociologia e la storia e d’acchito quel mondo, il mio mondo «al di sotto della letteratura».” Testo originale: “Dans mon milieu, avec mes parents, mes camarades du quartier, nous étions « au dessous de la littérature »... Écrivant à mon tour, je me suis insurgée contre cette perception et j’ai entrevu la possibilité d’une écriture qui prendrait le réel en compte, quelque chose donc qui intégrerait la sociologie et l’histoire et du coup ce monde, mon monde « au dessous de la littérature».”

[21] L’Atelier noir, op. cit., p. 53, Testo originale: “il faut une autre écriture, qui mette en question”.

[22] Se perdre, op. cit., p. 731, testo originale: “Et je suis aussi très sexuelle, pas d’autre mot, c’est-à-dire que ce n’est pas d’être admiré qui compte pour moi, etc. Ce qui compte pour moi, c’est d’avoir et de donner du plaisir, c’est le désir, l’érotisme réel, pas imaginaire, de télé ou cinema hard.”

[23] L’écriture comme un couteau, op. cit., p. 113, testo originale: “C’est le bouleversement, la sensation d’ouverture, d’élargissement, qui fait pour moi la littérature”.

[24] L’occupation, op. cit., p. 63, testo originale: “J’ai tout attendu du plaisir sexuel, en plus de lui-même. L’amour, la fusion, l’infini, le désir d’écrire. Ce qu’il me semble d’avoir obtenu de mieux jusqu’ici, c’est la lucidité, une espèce de vision subitement simple et désentimentalisée du monde”.

25] In "Annie Ernaux: «Passion amoureuse et révolte politique, cela va de pair» intervista apparsa in “Rue89-Le nouvel Observateur” in occasione della  pubblicazione dell’antologia Écrire la vie, testo originale: “L’acte sexuel permet d’accéder à la connaissance, que ça soit du bien ou du mal, peu importe”.

[26] ibid., testo originale: “La sexualité, l’usage de la sexualité, l’acte sexuel a une sorte de vertu pour moi de dégrisement, de vision froide, comme si on atteignait le cœur des choses, que ni le bien ni le mal n’existent. C’est cette expérience-là, et pour moi presque toujours c’était le désir d’écrire après, de façon violente”.

[27] L’espressione è rubata alla frase di Jean Genet (“Il senso di colpa è un formidabile motore per la scrittura”), cfr. L’écriture comme un couteau, op. cit., p. 57

[28] L’onta, op. cit., p. 64

[29] L’écriture comme un couteau, op. cit., p. 36, testo originale: “Je la sens comme le couteau, l’arme presque, dont j’ai besoin.”

[30] Diversamente in “Annie Ernaux : entre assomption et expiation”, Synergies Pologne n° 7 - 2010 pp 95-106, dove Meryl Pinque parla di “trilogia”, non contemplando nel gruppo dei libri sopra elencati L’Usage de la photo.

[31] Anche qui i libri vengono elencati, per ragione di uniformità, col titolo francese. In realtà l’unico della quadrilogia reperibile in lingua italiana è Passion simple.

[32] Cfr il commento di Ernaux a riguardo nella citata intervista a cura di Nathalie Jungermann“Per il testo Passion simple e il diario Se perdre la differenza fra le due versioni è ancora più evidente. Passion simple è un testo più universale, ripulito, rivolto verso una descrizione della realtà della passione, ma che forse non avrebbe potuto essere scritto senza Se perdre. È stato necessario che questa passione venisse alimentata in qualche modo dal diario”. Testo originale: Pour le texte Passion simple et le journal Se perdre, on peut davantage voir la différence entre le deux versions. Passion simple est un texte plus universel, pour, tourné vers la description de la réalité de la passion, mais qui n’aurait peut-être pas été écrit sans Se perdre.Il a fallu que cette passion soit en quelque sorte alimenté par le journal…”.

[33] I testi sono stati scritti successivamente al divorzio dal marito Philippe, avvenuto nel 1982 quando la scrittrice aveva poco più di quarant’anni.

[34] L’onta, op. cit., p. 126

[35] Cfr il “Questionario di Proust” pubblicato su Lire il 01 maggio 2006Testo originale: "En faisant l'amour, bien que ce soit éprouvant pour le partenaire".

[36] In “Écriture autobiographiques au féminin, Annie Olivier, Aracne Editrice S.r.l., 2007, capitolo “Corps et écriture”, p. 82

[37] L’écriture comme un couteau, op. cit., pp. 95-96, testo originale: “…«surveillent» toujours ce que font et ce qu’écrivent les femmes. Remarquez qu’on désigne encore et toujours les écrivaines par leur sexe et groupeées: «les femmes, aujourd’hui, osent écrire le sexe», «sont plus nombreuses à écrire que les hommes» - ce qui est faux -, etc.

[38] ibid., p. 97, testo originale: “C’est ainsi que des lectrices se disent gênées par «l’impudeur» ou «l’absence d’émotion» des mes livres, reproches qu’elles ne songent pas à adresser aux textes des hommes”.

[39] Durante il gruppo di lettura “La scrittura come un coltello”, svoltosi presso il Circolo dei Lettori di Verona nel 2014, la questione è stata a lungo dibatutta, e alcuni partecipanti hanno non solo riconosciuto di avere delle resistenze in particolare rispetto alle modalità espressive di Ernaux in Passione semplice, ma soprattutto ammesso che certe resistenze nel caso di una voce maschile non avrebbero avuto luogo.

[40] In “Alina Reyes, Catherine Millet , La vérité crue, un dossier del magazineRegards (tutta l’intervista qui), Ernaux dice: “Quando è uscita Passion simple sono stata oggetto di attacchi che non sarebbero mai esistiti se io fossi (stata) un uomo”. Testo originale: “J'ai été l'objet d'attaques au moment de la parution de Passion simple qui n'auraient jamais existé si j'avais été un homme”.

[41] Passione semplice, op. cit., p. 51

[42] idem

[43] ibid., p 70

[44] L’événement, op. cit., p. 291, testo originale: “Il se peut qu’un tel récit provoque de l’irritation, ou de la répulsion, soit taxé de mauvais goût. D’avoir vécu une chose, quelle qu’elle soit, donne le droit imprescriptible de l’écrire. Il n’y a pas de vérité inférieure.”

[45] L’occupation, op. cit., p. 11

[46]L’événement, op. cit., p. 319, testo originale: “(…) que mon corps, mes sensations et mes pensées deviennent de l’écriture, c’est-à-dire quelque chose d’intellegible et de général, mon existence complètement dissoute dans la tête et la vie des autres”.

[47] L’occupation, op. cit., p. 47, testo originale: “Écrire, c’est d’abord ne pas être vu”.

[48] Passione semplice, op. cit., p. 65

[49] L’écriture comme un couteau, op. cit., pp. 103-4, testo orignale: “(… ) cette verité-là est plus importante que ma personne, que le souci de ma personne, de ce que l’on penserà de moi, elle mèrite, elle exige que je prenne des risques.”

[50]Abbiamo già accennato come l’opera Passione semplice, ad esempio, sia stata bersaglio di critiche e polemiche, fra le quali l’accusa di non essere all’altezza della letteratura. Si veda a riguardo il saggio “De corps à corps. Réceptions croisées d'Annie Ernaux” di Isabelle Charpentier, op. cit.

[51] Se perdre, op. cit., p. 838. Traduzione: " «Tornerò»«Sarò vecchia». «Tu per me non sarai mai vecchia». «Cercherò di non invecchiare»."

[52] Da una pagina del Diario datata 1952.

[53] Il regista Luchino Visconti, di cui era nota l’omosessualità, o il giovanissimo pittore americano Bill Morrow, che curiosamente assomigliava ad Alain Delon esattamente come l’amante russo di Annie (lo racconta Adela Cambria in Elsa o dell’amore, in “Una signora di mio gusto. Elsa Morante e le altre”, a cura di M.P. Mazziotti e S. Lattarulo, A. Peiron, Roma 2005, p. 45).

[54] L’usage de la photo, op. cit., p. 25

[55] ibid., p. 197 Testo originale: “Je nous revois un dimanche de février, quinze jours après mon opération, à Trouville. Nous sommes restés tout l’après-midi sur le lit. Il fasait un froid glacial et lumineux. Le soir est descendu, mauve. J’étais accroupie sur M., sa tête entre mes cuisses, comme s’il sortait de mon ventre. J’ai pensé à ce moment-là qu’il aurait fallu une photo. J’avais le titre, Naissance”.

[56] ibid., p. 103, testo originale: “Durant plusieurs mois, nous ferons ménage à trois, la mort, A., et moi. Notre compagne était envahissante. Elle s’arrogeait en permanence le droit d’être là, dans la poche de liquide collée au ventre d’A. durant les périodes de chimio, dans le cathéter sous sa clavicule, sur son mamelon cramé par la radiothérapie. (…) Envahissante mais impuissante à atteindre notre amour. Je sais. C’est presque trop beau pour y croire, le vieux mythe de la victoire de l’amour sur la mort, mais c’est ainsi.”

[57] In L’érotisme, Testo originale: L’érotisme est l’approbation de la vie jusque dans la mort”.

[58] iL’usage de la photo, op. cit., p. 88, Ernaux afferma: "Ciascun uomo col quale abbia avuto una storia mi sembra essere stato l'intermediario di una rivelazione ogni volta diversa. La mia difficoltà di fare a meno di un uomo viene meno da un’esigenza puramente sessuale che da un desiderio di sapere. Che cosa, esattamente non lo so. Io non so per quale rivelazione ho incontrato M.". Testo originale: “Tout homme avec qui j'ai eu une histoire me semble avoir été le moyen d'une révélation différente à chaque fois. La difficulté que j'ai à me passer d'un homme vient moins d'une nécessité purement sexuel que d'un désir de savoir. Quoi, c'est ce que je ne peux pas dire. Je ne sais pas pour quelle révélation j'ai rencontré M.”

[59] ibid., p. 75, testo originale: “…juste vivre cette histoire avec M. Gaspiller le temps. Les grandes vacances de la vie. Les grandes vacances du cancer.“

[60] «Non sono ancora uscita dalla mia notte», op. cit., pp. 35,36

[61] ibid., p. 59

[62] Les années, op. cit., p. 714, testo originale: “Je sais qu’en ce moment – tout le monde me le dit et je n’arrête pas d’être draguée, hier encore, à Auchan – je n’ai jamais été aussi belle. Plus qu’à vingt ans, trente ans. Le chant du cygne”.

[63] Se perdre, op. cit., p 838, testo originale: “Tu ne seras jamais vieille pour moi.”

[64] ibid., p. 710, testo originale: “C’est vrai qu’un homme jeune dans son lit fait oublier l’âge et le temps”.

[65] ibid., p. 859, testo originale: “Perdre un homme, c’est vieillir d’un seul coup de plusieurs années, viellir d’un seul coup de tout ce temps qui ne passait pas, quand il était là, et des années à venir, immaginées".

[66] Les années, op. cit. , p. 1058, testo originale: “…ce garçon lui sert à revivre ce qu’elle n’aurait jamais cru revivre un jour. Quand il l’emmène manger au Jumbo, qu’il l’accueille avec les Doors, et qu’ils font l’amour sur un matelas à même le sol dans son studio glacé, elle a l’impression de rejouer des scènes de sa vie d’étudiante, de reproduire des moments qui ont déjà eu lieu. Ce n’est plus pour de vrai et en même temps c’est une répétition qui donne de la réalité à sa jeunesse, aux premières expériences, aux «premières fois» qui, dans la stupeur de leur irruption, n’avaient pas de sens. Elles n’en ont pas plus maintenant, la répétition comble le vide et confère l’illusion d’un accomplissement. Dans son journal : «Il m’a arrachée à ma génération. Mais je ne suis pas dans la sienne. Je ne suis nulle part dans le temps. Il est l’ange qui fait revivre le passé, rend éternel».”

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