Le vrai lieu

Di seguito la traduzione dell'intervista uscita in occasione della pubblicazione di Le vrai lieu. Interviste con  Michelle Porte, uscita in Francia oggi, 2 ottobre 2014, per Gallimard. Per chi volesse leggere il testo originale, l'intervista si trova qui.

«Nel 2008, Michelle Porte, che conoscevo come la realizzatrice di documentari molto belli su Virginia Woolf e Marguerite Duras, mi ha espresso il suo desiderio di filmarmi nei luoghi della mia giovinezza, Yvetot, Rouen, e in quello dove vivo oggi, Cergy. Avrei dovuto evocare la mia vita, la scrittura, il legame fra le due. Il suo progetto mi è piaciuto e l’ho subito accolto, convinta che il luogo - geografico, sociale - dove si nasce e quello in cui si vive, offrano rispetto ai testi scritti non tanto una spiegazione, quanto il background della realtà alla quale, più o meno, essi sono ancorati.»

Perchè la decisione di fare un libro a partire dal documentario realizzato nel 2011?

Michelle Porte ed io abbiamo registrato ore e ore di interviste. Non essendo possibile tenere tutto, sentivo una sensazione di frustrazione, di perdita irrimediabile rispetto a qualcosa che non avevo mai detto da nessuna parte prima di allora. In effetti in quelle mi ero espressa in modo più spontaneo, più libero che in tutte le mie interviste precedenti.

Ha riscritto o riorganizzato le sue affermazioni?

Molto poco, alla fine, salvo una "pulizia" rispetto alla versione orale, per epurarla dalle costruzioni del linguaggio, dai buchi, delle esitazioni... Il filo conduttore di Michelle Porte è stato rispettato.

Ha anche scelto un altro titolo rispetto a quello del documentario, Il vero luogo...

Abbiamo passato in rassegna luogo dopo luogo cominciando da quello in cui mi trovavo realmente, la mia casa di Cergy. Poi, abbiamo parlato delle case dell'infanzia, il negozio dei miei genitori a Yvetot, di qualche  ricordo della guerra a Lillebonne, per arrivare alla fine all'argomento principale, la scrittura. E l'ultimo discorso della nostra intervista, che mi è venuto spontaneamente, è stato "e se dovessero mettermi sotto torchio, il vero luogo sarebbe la scrittura".

A distanza di tre anni dalla registrazione di queste interviste è stata tentata di aggiungere una postfazione?

No, ho lasciato perdere. Non avevo nulla da aggiungere sui libri che ho pubblicato in seguito. Ma ho avuto voglia di fare una "prefazione" che spiegasse come ho vissuto l'esperienza dell'intervista, poichè era la prima volta che mi trovavo a parlare davanti alla telecamera per ore. Tenevo a dire che ho sentito quella situazione come particolarmente violenta. Per tre giorni ho avuto l'impressione di essere in un processo a porte chiuse, di trovarmi dentro lo studio dello psicanalista, invece ero a casa mia, nel mio ufficio! Da qui un modo di parlare, di liberarmi come senz'altro non avevo fatto mai. In un certo senso ne era uscita una verità, diversa da quella dei miei libri  e delle altre interviste. Questa è una delle ragioni per cui ho voluto che esse fossero pubblicate.

Lei parla in effetti dell'impressione di essere davanti a una giuria, una sorta di tribunale che le ingiunge di dire tutta la verità...

Si, esattamente, perchè in un certo senso la telecamera mi paralizza. In realtà non mi paralizza, mi forza, ho paura del vuoto, della telecamera che gira nel vuoto. E stato un modo di sfuggire a questo vuoto e di lanciarmici dentro, al contrario, attraverso la parola. E questo ha prodotto una parola diversa, forse meno controllata di quanto mi augurassi, ma che alla fine ha in sè una vitalità che altrove non c'è.

Ha voglia di lavorare su questo terreno così particolare che è quello del passaggio dal discorso orale allo scritto?

No, no penso. E' un'esperienza, ma resto convinta che è attraverso la scrittura che mi aspetto di ottenere non tanto ciò che considero come la mia verità, ma una verità più generale. In fondo, ciò che è orale mi sembra una verità puramente personale. Lo scritto invece rappresenta una verità più universale.

Le vrai lieu. Entretiens avec Michelle Porte, Collana Blanche, © Gallimard 2014.

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Scrive e parla come mangia e arriva dritto al cuore.

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Questionario di Proust


Foto Sophie Bassoul

Annie Ernaux : 

«Mai abbassare lo sguardo»

Pubblicato su Lire il 01/05/2006



La felicità perfetta per lei?

Sarebbe rivivere dei momenti della mia vita a volontà. È per questo che scrivo.

Cosa la fa alzare al mattino?

La noia di restare a letto senza far nulla.                                                           

L’ultima volta che è scoppiata dalle risate?                                                          

Quando ho sentito Raffarin parlare di Sartre in televisione.

L’ultima volta che ha pianto?

Sono affari miei.

Qual è il tratto principale del suo carattere?

Il senso di colpa.

Il suo difetto principale?

La durezza.

Con quale personaggio storico si identifica maggiormente?

Louise Michel.

Quali sono i suoi eroi oggi?

La gente che cerca di sopravvivere, e ce en sono tanti.

Il suo eroe letterario?

Anna Karenina

La sua meta preferita?

Venezia

Qual è la qualità che preferisce in un uomo?

La fragilità.

E in una donna?

La forza.

I suoi scrittori preferiti?

Proust, André Breton, Carson McCullers, Raymond Carver.

Il suo compositore preferito?

Bach.

La canzone che canticchia sotto la doccia?

L’internazionale, quando stiro.

Il suo libro culto?
La distinction, di Pierre Bourdieu.

Il suo film culto?
La Strada, di Fellini.

Il suo pittore preferito?
Egon Schiele.

La sua bibita preferita?
Il caffellatte.

Il suo colore preferito?

Il rosso.

Il suo più grande successo?

Aver scritto dei libri che sono stati importanti per la vita dei lettori e delle lettrici.

Il suo più grande rimpianto?
Che mio padre sia morto prima della pubblicazione del mio primo libro.

Quale talento le piacerebbe avere?
La danza.

Cosa le è più caro?
I miei figli.

Se potesse cambiare qualcosa nel suo aspetto?
Non cambierei nulla.

Cosa detesta più di tutto?
Il rumore dei motori e dei vicini.

Quando non scrive, qual è la sua occupazione preferita?
Leggere.

La sua paura più grande?
Sopravvivere ai miei figli.

In quale occasione le capita di mentire?
Quando sto male.

Qual è il suo motto?
Mai abbassare lo sguardo.

Come vorrebbe morire?
Facendo l’amore, anche se potrebbe essere dura per il partner.

Formuli il suo epitaffio…
Ho amato la vita.

Se incontrasse Dio, cosa le piacerebbe che le dicesse?
Che l’eternità non esiste.

http://www.lexpress.fr/culture/livre/questionnaire...

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